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Evoluzione e creazione

Ancora sull'ipotesi Dio

Si dice spesso che le scoperte scientifiche di Darwin avrebbero inferto un colpo mortale all’idea di un creatore. Nella narrazione dell’inizio delle cosmologie medievali la creazione avviene “dal nulla” (ex nihilo), cioè senza utilizzare materia preesistente. Secondo Daniel Dennett, un filosofo convinto difensore del darwinismo, questa concezione delle origini dell’universo comporta che Dio avrebbe creato il mondo come una sorta di “camera ammobiliata”, fornita di un esemplare per ciascun tipo di oggetto che essa ancora oggi contiene. Dennett sostiene che un grande merito di Darwin è aver mostrato che questa ricostruzione è falsa perché non riesce a render conto dei dati che provengono da scienze naturali come la biologia o la paleontologia. Le specie cambiano, e talvolta si estinguono. Oggi non ci sono più tirannosauri. Anche specie che ancora di recente erano numerose in certe regioni – come le linci in Europa o le tigri in Asia –  corrono il rischio di sparire dalla faccia della terra.

 

Dunque l’estinzione è un fatto. Questo stato di cose richiede una spiegazione che Darwin ha proposto introducendo l’idea che la selezione naturale – un meccanismo che Dennett paragona a un “algoritmo” – sia responsabile del mondo vivente come oggi lo vediamo. Per “selezione naturale” si intende un processo che spiega la sopravvivenza nel lungo periodo del patrimonio genetico delle specie che si rivelano meglio capaci di sopravvivere alle difficoltà che incontrano nel proprio ambiente. Le mutazioni genetiche casuali e l’interazione con l’ambiente sono i due fattori che spiegherebbero perché oggi sulla terra circolano i discendenti dell’Homo Sapiens e non quelli del Neanderthal. L’idea può essere illustrata ricorrendo all’esempio delle giraffe: in origine, questi buffi animali non avevano il collo che hanno oggi. L’interazione con un ambiente in cui le giraffe che – casualmente – erano nate con il collo un po’ più lungo avevano un vantaggio nella lotta per la sopravvivenza, ha condotto, nel tempo, alla selezione delle giraffe come le vediamo oggi. Per chiarire ulteriormente l’idea di Darwin, Dennett introduce quella che egli chiama la “libreria di Mendel”, cioè l’insieme di tutti i genomi possibili (cioè di tutte le combinazioni di DNA). Dato un certo punto di partenza nella libreria di Mendel, descritto attraverso leggi fisiche e chimiche, ci sono possibilità biologiche che sono più “accessibili” di altre. Così ha inizio il processo dell’evoluzione. Un meccanismo di replica, attraverso l’interazione con l’ambiente, spiega quali combinazioni possono sopravvivere e riprodursi. Per Dennett, procedendo in questo modo, il problema dell’inizio della vita si svuota di buona parte del suo contenuto e, quindi, del suo fascino.

 

Le prime forme di vita erano già in un certo senso “complicate”. Esse emergono – rispetto alle altre possibili – perché erano più facilmente accessibili all’interno della “libreria di Mendel” dal punto definito dalle condizioni essenziali. Ricorrendo ai meccanismi “ciechi” della selezione naturale si può spiegare l’apparenza di disegno che vediamo nel mondo che ci circonda senza ricorrere a un agente soprannaturale.

Tutto chiaro allora? Per la verità, Dennett non dimostra affatto che non ci sia alcun agente soprannaturale. La sua riformulazione degli argomenti di Darwin mostra solo che non c’è bisogno del disegno di un agente per spiegare l’esistenza di diverse specie animali dotate di così grande varietà di forme, colori e modi di vivere. Un difensore della teologia naturale potrebbe replicare che ci sono altri fenomeni che richiamano un “disegno” nel nostro mondo – basti pensare al ciclo delle stagioni o all’aurora boreale – che non hanno nulla a che fare con la selezione naturale e con l’evoluzione.

 

Inoltre, il nostro teologo potrebbe aggiungere che Darwin non risponde alla domanda relativa all’esistenza di un agente soprannaturale. Per essere chiari, l’argomento di Dennett non implica che non esista un Dio. Solo che esso non è necessario per spiegare i meccanismi che plasmano le specie viventi come le vediamo oggi. Ovviamente ciò comporta che un agente soprannaturale, se esiste, non è la causa prossima dell’evoluzione delle specie. Ma non esclude affatto che ne sia la causa prima (come sosteneva Tommaso d’Aquino) visto che i meccanismi che consentirebbero di spiegare l’evoluzione delle specie – in particolare le leggi della fisica e della chimica – non si spiegano ricorrendo all’evoluzione. La parola torna ai filosofi che hanno messo in discussione la possibilità stessa di una teologia naturale.

 

Pubblicato su Il Riformista il 6 marzo 2011

Pubblicato il 6/3/2011 alle 9.3 nella rubrica Filosofia.

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