Blog: http://Brideshead.ilcannocchiale.it

Del diritto inesistente

Su Mario Jori

Del diritto parliamo come se fosse un oggetto. Eppure la sua natura è elusiva. Ci sono esperienze che riconduciamo all’esistenza del diritto, come votare per il rinnovo di una carica elettorale, ma saremmo in difficoltà se qualcuno ci chiedesse di isolarle mentalmente e descrivere ciò che è specificamente “giuridico” nelle azioni che le costituiscono. Quando esattamente nel corso della procedura elettorale il diritto si palesa? Dove si trova? Come ne rileviamo la presenza? Non è affatto facile dare risposte persuasive a queste domande, e ciò probabilmente spiega perché lo scetticismo presenta una certa attrattiva per i filosofi del diritto. In fondo, la tendenza degli esseri umani a postulare l’esistenza di oggetti sui generis è ben nota agli studiosi di scienze sociali. Demistificare le credenze tradizionali è un’attività che storici e antropologi – per non dire degli scienziati cognitivi – svolgono con un certo gusto e non trascurabili successi.

 

A pensarci bene, il diritto è un po’ diverso dai residui primitivi di cui potremmo fare a meno senza difficoltà, come le credenze sottese alle pratiche dei superstiziosi. Anche società altamente secolarizzate non sembrano in grado di farne a meno, e le persone continuano a parlare del diritto come di un oggetto, anche se si rendono conto che non si tratta di qualcosa di materiale. Qui c’è un problema che non può essere formulato in maniera perspicua senza una chiarificazione concettuale. Che significa dire che “c’è” il diritto? Di che tipo di esistenza parliamo?

 

Un aiuto per orientarsi, che è anche un salutare vaccino contro la pigrizia mentale di certi scettici, viene dall’ultimo libro di Mario Jori. Un lavoro che si presenta come un bilancio del percorso intellettuale dell’autore e una rilettura del pensiero degli studiosi cui egli si sente più vicino. In primo luogo il suo maestro Uberto Scarpelli, e poi i due ispiratori della filosofia analitica del diritto, Norberto Bobbio e H.L.A. Hart. In poco più di cento pagine di piacevole lettura Jori ci mostra come distinguere «il modo in cui il diritto è individuato (dal senso comune) e il modo in cui ne sono determinati i confini (dai giuristi)» mettendo in luce che ciò che i filosofi chiamano «riconoscimento del  diritto risulta essere una operazione complessa composta di identificazione del diritto in generale, individuazione del diritto vigente e infine sua determinazione». Un itinerario suggestivo e ricco di spunti di riflessione anche per il non giurista, condotto con garbo e ironia dall’autore attraverso alcune tra le più complesse questioni della filosofia del diritto contemporanea.

Mario Jori, Del diritto inesistente. Saggio di metagiurisprudenza descrittiva, Edizioni Ets, Pisa 2010, pp. 147, Euro 14.00.

Pubblicato su Il Sole Ventiquattrore il 20 febbraio 2011

Pubblicato il 20/2/2011 alle 9.6 nella rubrica Libri.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web