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La strategia contro Fini

Berlusconi contro tutti?

Mi chiedo se qualcuno dei partecipanti alle allegre serate di Tor Crescenza trova il tempo, tra cori e barzellette, di riflettere sui risultati raggiunti fino a ora dalla campagna per riprendere il controllo del PdL. “Ghe pensi mi” aveva annunciato il capo dei “piazzisti della libertà” all’inizio di luglio, stanco delle insubordinazioni di Fini e dei suoi accoliti. Sembrava l’annuncio di una sagace strategia di riconquista, e si è rivelata invece una fanfaronata con cui il titolare della ditta ha tentato di venir fuori dalle difficoltà generate dalla sua incapacità di tenere insieme una coalizione basata su un progetto politico. Se quella che si riunisce nel maniero dalle parti della via Flaminia fosse la direzione di un partito, e non la corte di un califfato postmoderno, qualcuno a questo punto avrebbe cominciato a manifestare perplessità. Facendo notare che il maldestro tentativo di mettere alla porta il Presidente della Camera non è stata una mossa troppo brillante. A qualche settimana dal roboante proclama la maggioranza si è persa per strada un bel po’ di parlamentari – ben più di quelli che venivano accreditati come “seguaci” di Fini – e questo lascia pensare che dopo le vacanze, alla ripresa dell’attività, il governo avrà le sue difficoltà a tirare avanti.

Ora ci dicono che una nuova, ancor più sofisticata strategia, è stata messa a punto dal presidente chansonnier e dai suoi consiglieri-coristi. Presentare al parlamento una serie di provvedimenti su cui porre la fiducia. Forse cominciando proprio da quel processo breve che – come è noto – è al centro delle preoccupazioni degli italiani. Allo stato attuale non è chiaro se lo scopo di questa nuova iniziativa è rafforzare il governo o accelerarne la caduta, per poi andare alla elezioni lamentando il solito complotto della sinistra, dei “poteri forti”, dei giudici politicizzati e (perché no?) della destra per impedire a Silvio Berlusconi di governare. A giudicare da quel che si legge in questi giorni si direbbe che la seconda ipotesi è quella più probabile. Un programma minimo il cui scopo non è cercare il consenso in parlamento per una nuova maggioranza, ma assicurarsi che essa non ci sia. In modo da ottenere dal Presidente della Repubblica lo scioglimento anticipato delle camere e le nuove elezioni con l’attuale sistema elettorale prima che Fini metta radici sul territorio e che il PD si riprenda dallo stato vegetativo in cui si trova da mesi. Magari avendo come avversario principale un’aggregazione dominata da uno dei demagoghi che, sulla scia di Di Pietro, si affacciano all’orizzonte dell’opposizione. Chi sogna di “vincere facile” non potrebbe desiderare di meglio.

 

La prospettiva di un “Berlusconi contro tutti” che riesce a ottenere la vittoria in un plebiscito sulla propria leadership carismatica non è di quelle che lasciano dormire sonni tranquilli. Soprattutto se si ha a cuore quel che rimane del senso delle istituzioni in questo paese. Se dotato di una maggioranza significativa, un governo del Popolo della Libertà e della Lega tenterebbe probabilmente di trasformare la nostra democrazia parlamentare in un regime presidenziale privo di contropoteri e di controlli costituzionali efficaci. Una forma di governo che ci allontanerebbe definitivamente dalla tradizione delle liberaldemocrazie occidentali per avvicinarci a democrazie autoritarie come quelle che negli ultimi anni si stanno affermando in alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica o nell’America del Sud. Se c’è una cosa che questa legislatura ci ha insegnato è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prender parte ai cori che allietano le serate del nostro presidente chansonnier. Un nuova vittoria elettorale farebbe aumentare ancora il numero degli aspiranti, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono.

 

Mai nella storia recente del paese le sue sorti sono state così strettamente legate a quelle del parlamento. In quella sede si deciderà il destino della nostra forma di governo nelle prossime settimane. La speranza è che l’esempio di parlamentari del centro-destra come Chiara Moroni e Barbara Contini inneschi una reazione tra coloro che in quello schieramento credono ancora che sia possibile restituire dignità alla politica restaurando la dignità del parlamento.

 

Pubblicato su Il Riformista l'8 agosto 2010

Pubblicato il 8/8/2010 alle 8.10 nella rubrica diario.

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