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Ricordo di Francesco de Franchis

Ci sono autori che si identificano a tal punto con la propria opera da prestarle il nome. Accade con i dizionari che diventano classici, e sono universalmente noti come “l’Abbagnano” o “il Devoto-Oli”. La stessa sorte è capitata a Francesco de Franchis, che nei giorni scorsi ci ha lasciato. Da anni “il de Franchis” è per i giuristi italiani che hanno a che fare con i paesi di Common Law uno strumento di lavoro imprescindibile. Pubblicata da Giuffrè in due volumi, usciti nel 1984 (inglese-italiano) e nel 1996 (italiano-inglese), quest’opera monumentale è stata immediatamente accolta dal plauso unanime sia degli studiosi sia dei pratici.

 

Ne sono testimonianza le pagine della presentazione al primo volume, scritte da Mauro Cappelletti, uno dei maestri del diritto comparato nel nostro paese. Cappelletti confessava di essersi trovato davanti all’opera “più singolare” che gli fosse capitato di leggere. Quello di de Franchis, infatti, non è un dizionario, ma un’enciclopedia. Non si limita a dare l’equivalente italiano di un termine inglese, ma ne spiega il significato, in voci che talvolta sono piccoli trattati che chiariscono la natura di un istituto e ne ricostruiscono la storia. Frutto di più di trent’anni di lavoro, oltre metà dei quali senza computer. Ci voleva una volontà di ferro, e un pizzico di follia, per cimentarsi in questa impresa. Francesco de Franchis aveva entrambe.

 

Pubblicato su Il Sole Ventiquattrore il 13 dicembre 2009

Pubblicato il 13/12/2009 alle 18.59 nella rubrica Obituaries.

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