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Su Lord Dahrendorf



La morte di Ralf Dahrendorf ci priva di una delle voci più autorevoli del liberalismo contemporaneo. Nato a Amburgo nel 1929, la prima parte della sua vita è segnata dall’esperienza del totalitarismo. Suo padre Gustav era infatti un esponente di spicco del partito socialdemocratico, sin dall’inizio ostile all’ascesa dei nazionalsocialisti. Per l’attaccamento ai propri ideali, Gustav Dahrendorf viene arrestato nel 1933. Uscito dal carcere dopo qualche mese, decide di aderire alla resistenza. Per questo viene arrestato una seconda volta, nel 1944, e condannato a sette anni di reclusione, una pena interrotta soltanto dall’arrivo dell’armata rossa.

Cresciuto in un ambiente in cui la politica era un argomento di conversazione quotidiana, e l’opposizione al regime un impegno di cui andare orgogliosi, non era difficile prevedere che anche il giovane Ralf avrebbe attirato l’attenzione della Gestapo. Ciò che è davvero straordinario, tuttavia, è l’età che ha quando viene a sua volta arrestato. A quindici anni lo prelevano con un compagno per aver diffuso informazioni non consentite a scuola e per aver parlato male del regime nella propria corrispondenza privata. Siamo nel novembre del 1944. Ralf e l’amico usciranno di prigione solo due mesi dopo, quando i russi raggiungono l’Oder. Molti anni più tardi, nel corso di una conversazione pubblica a Berkeley, Dahrendorf ha raccontato che furono quasi cacciati a calci da un milite delle SS, che aveva consegnato loro un documento in cui si diceva che non potevano più essere ammessi in una scuola secondaria tedesca. Davanti agli studenti della prestigiosa università statunitense, l’ormai anziano professore riusciva a evocare questa esperienza drammatica – buona parte dei suoi compagni di reclusione furono invece uccisi – con una certo distacco, alludendo tra le righe all’ossessione tipicamente tedesca di accompagnare anche gli atti più detestabili di un regime totalitario con l’adeguata documentazione. Un’ironia, quella sul carattere dei tedeschi, che tradiva la straordinaria trasformazione avvenuta col passare del tempo nella vita di Ralf Dahrendorf. Tuttavia, prima di parlare di questo, facciamo un passo indietro per tornare alla fine della guerra, quando suo padre Gustav viene liberato dal campo di prigionia nazista dai russi.

Ripresa l’attività politica in quella che poco dopo sarebbe diventata la Repubblica Popolare Tedesca, Gustav Dahrendorf si rese conto ben presto che la guerra non aveva affatto attutito l’ostilità che i comunisti avevano nei confronti dei socialdemocratici. Sottoposto a controllo serrato da parte del nuovo regime, l’uomo politico decise di trasferirsi oltre cortina con l’aiuto di alcuni amici britannici e statunitensi. Con il ritorno ad Amburgo, la vita familiare dei Dahrendorf finalmente si assesta, e questo consente a Ralf di percorrere una brillante carriera accademica. Prima si laurea in filosofia e filologia. Poi, ottenuta una borsa di studio, si specializza in sociologia presso la London School of Economics, dove frequenta le lezioni di un altro espatriato tedesco, il filosofo Karl Popper. A questo cambio di ambiente sono legati due dei tratti caratteristici del percorso intellettuale di Dahrendorf: il suo interesse per la teoria sociale, e la sua adesione al liberalismo. Del primo sono testimonianza diversi lavori sul concetto di classe e sul conflitto, che per lo studioso è un momento ineliminabile della vita della società. Da questa convinzione nasce probabilmente quella che i principi liberali sono quelli che meglio rispondono alle condizioni della vita associata, e che mettono gli esseri umani in condizione di sfruttare appieno le proprie possibilità. La nozione di “chances di vita” è centrale nel liberalismo di Dahrendorf, che coniuga una difesa rigorosa delle libertà fondamentali con una spiccata sensibilità nei confronti dell’eguaglianza di opportunità.

Gli studi del Dahrendorf sociologo e teorico sociale – da Class and Class Conflict in Industrial Society del 1959 a The Modern Social Conflict del 1988 – sono considerati oggi dei classici della disciplina. Ciò che li distingue, oltre alla chiarezza dello stile, è il fatto che essi fondono felicemente la dimensione descrittiva dello studio della società con quella prescrittiva. La filosofia politica e l’economia interagiscono con lo studio delle dinamiche sociali in un modo che ricorda lo spirito enciclopedico di certi illuministi del settecento, cui non a caso egli si sentiva spiritualmente vicino. Pur essendo un accademico, Dahrendorf continua negli anni dell’insegnamento a occuparsi di politica. Nel 1969 si candida con i liberali e viene eletto al parlamento. In seguito ricopre la carica di Segretario di Stato presso il ministero degli Affari Esteri, e poi quella di commissario europeo.

Questa parentesi politica è cruciale in primo luogo perché gli offre l’opportunità di affermarsi come uno dei più autorevoli commentatori sulle questioni che riguardano l’Unione Europea, sui cui progressi e limiti continua a scrivere per il resto della vita. Poi perché rivela nello studioso e nel politico straordinarie capacità di amministratore, che verranno messe a frutto in una nuova fase della sua vita. Nel 1974, infatti, gli viene offerta la direzione della London Schoool of Economics, un compito che questo liberale tedesco che ha imparato a apprezzare e amare l’Inghilterra patria della libertà moderna abbraccia con entusiasmo. Anzi, si potrebbe dire che Dahrendorf è uno degli esempi più significativi dell’anglofilia di certi intellettuali continentali su cui Ian Buruma ha scritto un gustoso libretto. Della LSE, Dahrendorf diviene il nume tutelare e lo storico ufficiale, dando un contributo decisivo alla sua affermazione come una delle migliori università del Regno Unito. Qui ritorna, dopo una parentesi in Germania, come Governor, per lasciarla soltanto quando gli viene chiesto di diventare il Warden di St. Antony’s College a Oxford. Siamo ormai nel 1987, l’anno dopo, Dahrendorf prende la cittadinanza britannica, e nel 1993 viene “creato” dalla regina Elisabetta Baron Dahrendorf of Clare Market in the City of Westminster con un seggio a vita nella House of Lords. Una lunga strada per un ragazzino tedesco che detestava i nazisti.

Pubblicato su Il Riformista il 19 giugno 2009

Pubblicato il 19/6/2009 alle 10.18 nella rubrica Obituaries.

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