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il blog di Mario Ricciardi


Diario


12 novembre 2009

Centenario di Isaiah Berlin a Siviglia

PROGRAMA DE LAS JORNADAS “PLURALISMO Y LIBERTADES EN LA ENCRUCIJADA DEL SIGLO XXI. JORNADAS HISPANO-ITALIANAS EN EL CENTENARIO DE ISAIAH BERLIN”

Día 12 de Noviembre. Lugar: Salón de Actos de la Casa de la Provincia.

9,30 horas: Prof. Fulvio Tessitore (Universitá Federico II. Napoli): “Tra libertá e pluralismo. Un appunto su Isaiah Berlin” (Entre libertad y pluralismo: En torno a Isaiah Berlin).

10,30 horas: Prof. Juan Bosco Diaz-Urmeneta (Universidad de Sevilla) : “Cuatro desasosiegos y un epílogo (reflexiones sobre la interculturalidad a partir del pensamiento de Isaiah Berlin)” .

11,30 horas: Café.

12 horas: Prof. José Manuel Sevilla (Universidad de Sevilla) : “Isaiah Berlin: Historicismo y contracorriente”.

13 horas: Mesa redonda.

17 horas: Prof. Mario Ricciardi (Universitá di Milano): “L’agenda filosofica di Isaiah Berlin”.

18 horas: Prof. Pablo Badillo (Universidad de Sevilla): “Historia de las ideas y filosofía política en Isaiah Berlin”.

19 horas: Descanso.

19,30 horas: Prof. Giuseppe Cacciatore (Universitá Federico II. Napoli): : “L’etica della libertá: relativismo e pluralismo” (La ética de la libertad: relativismo y pluralismo).

20,15: Mesa redonda.

Día 13 de Noviembre. Lugar: Paraninfo de la Universidad

10 horas: Profª Elena García Guitián (Universidad Autónoma de Madrid): “Isaiah Berlin: Una lectura crítica”.

11 horas: Prof. Joaquín Abellán (Universidad Complutense de Madrid): “Isaiah Berlin y Max Weber: una mirada común sobre la Modernidad”.

12 horas: Clausura de las Jornadas.


6 giugno 2009

Sul centenario di Isaiah Berlin

 

Cento anni fa, il sei giugno del 1909, nasceva Isaiah Berlin. A quei tempi, la città era parte dell’impero russo. Gli stessi genitori di Isaiah erano ebrei russi, trasferitisi in Lettonia per via degli interessi del padre, che era un commerciante di legname. Ciò spiega perché – pur essendo senza dubbio il più grande filosofo lettone del ventesimo secolo, e come tale celebrato in questi giorni in quella che oggi è una repubblica indipendente – Berlin abbia mantenuto per tutta la vita un legame speciale con la Russia e la sua cultura, di cui c’è una testimonianza costante nei suoi scritti. Anzi, si potrebbe dire che è grazie a lui che i nomi di autori come Herzen o Belinsky sono divenuti familiari anche ai non specialisti di letteratura russa, specie nei paesi di lingua inglese. Che Berlin scrivesse in questa lingua piuttosto che in quella materna è il secondo tratto peculiare dell’identità di questo straordinario intellettuale, uno dei più influenti pensatori liberali del secolo scorso, testimone tra i più acuti delle vicende politiche e culturali che ne hanno segnato – nel bene e nel male – la storia. Dopo qualche anno a Riga, la famiglia Berlin era infatti ritornata in Russia, a San Pietroburgo, ed è in quella città che Isaiah assiste ai disordini e alla violenze di quella che sarebbe diventata la lunga rivoluzione russa. L’aver visto, quando aveva solo sette anni, una folla inferocita trascinare via un ufficiale della polizia zarista, probabilmente per linciarlo, è un’esperienza che lascerà il segno nel piccolo Isaiah. Al punto che, molti anni dopo, quando era ormai un professore a Oxford, ricorderà questo episodio come la prima presa di coscienza del pericolo che il fanatismo rappresenta per la libertà.

Pur essendo tendenzialmente simpatetici con le istanze liberali emerse nella prima fase della rivoluzione, i Berlin si rendono conto presto che il vento sta cambiando e che tira una brutta aria per i possidenti. Oltretutto, il fatto di essere ebrei in un paese che non è certo estraneo ai pregiudizi antisemiti spinge il padre di Isaiah a prendere una decisione che avrà una influenza decisiva sulla vita del figlio, quella di trasferirsi in Inghilterra, che considerava non a torto un paese più stabile, che gli avrebbe consentito di continuare con maggiore tranquillità la propria attività commerciale. Così avviene che Shaia, come lo chiamavano a casa, diviene Isaiah, e intraprende il percorso che lo porterà a essere il primo Fellow ebreo di All Souls e infine il Chichele Professor di Social and Political Theory dell’università di Oxford. Premiato per il suo indiscutibile e precoce talento da un paese che egli riconoscerà sempre come la propria patria di elezione, cui non rinuncerà nemmeno quando gli viene offerta la possibilità di trasferirsi in Israele con la prospettiva di assumere un incarico politico di prestigio.

Se il cuore di Berlin è indissolubilmente legato alla Russia, e in particolare agli ebrei russi, e questo lo spinge a essere un convinto sostenitore del sionismo, la sua mente è invece plasmata dall’esperienza degli studi a Oxford, dove diviene uno degli esponenti di spicco di quella generazione di filosofi che emerge nel dopoguerra come un punto di riferimento del dibattito internazionale. Tra i suoi amici e colleghi ci sono J.L. Austin, H.L.A. Hart, Stuart Hampshire, G.J. Warnock e Peter Strawson. Un ambiente eccezionalmente stimolante, nel quale Berlin si distingue sin dall’inizio non solo per il talento filosofico, ma anche per l’inusuale varietà dei suoi interessi.

A Oxford, nel 1958, egli tiene la sua lecture inaugurale come Chichele Professor, che viene pubblicata l’anno dopo. Si tratta di ‘Two Concepts of Liberty’, considerata ancora oggi un classico del liberalismo. Riprendendo la classica distinzione tra due sensi di libertà, Berlin la impiega come la chiave di volta per interpretare lo sviluppo del pensiero liberale e per ricostruirne gli esiti. Da un lato c’è la libertà negativa, che consiste nel non essere impediti nel fare qualcosa, dall’altro quella positiva, che può essere intesa sia come autocontrollo, sia come la capacità di agire in accordo con quel che richiede la ragione. In questa seconda versione essa è tuttavia vulnerabile all’accusa di condurre a esiti che possono entrare in conflitto con la libertà negativa. Se, infatti, si adotta una concezione della ragione che pone l’accento soprattutto sulla sua dimensione collettiva e universale – come fanno gli idealisti – si può arrivare a sostenere che è appropriato costringere una persona a essere libera. Limitare la sua libertà negativa per promuovere quella positiva.

In questa, che egli vede come una possibile distorsione del concetto di libertà, Berlin individua una delle cause dell’emergere di tendenze totalitarie all’interno di un movimento intellettuale, come quello socialista, ispirato dal desiderio di emancipazione delle persone. La libertà positiva interpretata in questo modo è il fondamento della pretesa dei comunisti di essere i difensori di una concezione diversa – reale piuttosto che formale – della libertà. A tale pretesa Berlin si oppone con una determinazione straordinaria, cui probabilmente non è estranea la conoscenza diretta delle condizioni di vita nella Russia Sovietica, dove si trovano ancora alcuni dei suoi parenti. Di recente questo profilo dell’impegno intellettuale di Berlin ha spinto alcuni studiosi a classificarlo – con Popper e Aron – tra i “Cold War Liberals” che hanno difeso le ragioni della società aperta.

Sempre nel saggio del 1958 c’è l’altra idea per cui Berlin è oggi considerato un classico del liberalismo: il pluralismo dei valori. In quello scritto, infatti, il possibile conflitto tra due diverse interpretazioni della libertà diviene l’occasione per sottolineare che è unillusione pensare che sia possibile comporre tutti i valori in un insieme coerente, in modo che essi siano congiuntamente soddisfatti.

Immaginare una società perfetta in cui non c’è conflitto tra diverse interpretazioni della libertà, oppure tra libertà e eguaglianza, o tra soddisfazione dei desideri di ciascuno e giustizia, è indulgere in un sogno che può facilmente trasformarsi in un incubo. Questa, per Berlin, è la ragione per cui una società decente deve necessariamente riconoscere e tutelare una sfera di libertà negativa all’interno della quale ciascuno possa perseguire i propri progetti di vita al riparo dalle interferenze altrui, anche quando queste sono giustificate richiamando il bene comune.
Un ideale, questo del liberalismo pluralista di Berlin, che conserva la sua attualità anche oggi, che la società aperta è minacciata anche dall’interno, in particolare da chi sostiene che la libertà negativa è un lusso che non possiamo più permetterci.

Pubblicato su Il Riformista il 6 giugno 2009

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