.
Annunci online

Brideshead
il blog di Mario Ricciardi


Diario


4 dicembre 2009

History and Definition

[…] alle Begriffe, in denen sich ein ganzer Prozess semiotisch zusammenfasst, entziehen sich der Definition; definierbar ist nur das, was keine Geschichte hat.

[…] all concepts which semiotically condense a whole process elude definition; only that which has no history can be defined.

Friedrich Nietzsche (Genealogie der Moral II: 13)


2 novembre 2008

Intervista a Michael Walzer



Michael Walzer è uno dei più autorevoli filosofi della politica contemporanei. Sin dal 1983 – quando fu pubblicato Spheres of Justice, il suo lavoro più influente – egli è considerato, con John Rawls, Ronald Dworkin e Robert Nozick, uno degli autori che hanno rinnovato la discussione sulla teoria della giustizia e sui fondamenti del liberalismo. Tuttavia, Walzer non è soltanto un accademico. Dall’Institute for Advanced Studies di Princeton, dove insegna Social Science, la sua voce si fa sentire con interventi lucidi e appassionati sulle più importanti questioni dell’agenda politica statunitense. Infatti, a differenza di altri filosofi del suo ambiente, Walzer crede fermamente nel ruolo pubblico dell’intellettuale e si è sempre impegnato per dare il proprio contributo alla crescita di una cultura democratica. La sua attività di commentatore – per riviste come Dissent di cui è condirettore, o la New York Review of Books – ne ha fatto uno dei punti di riferimento della cultura liberal d’oltreoceano. Nei giorni scorsi Walzer ha visitato il nostro paese per inaugurare il Master in “Civic Education” diretto da Maurizio Viroli per Ethica, un “forum di riflessione” sui temi della cultura civile che ha sede a Asti. Abbiamo approfittato di questa occasione per rivolgergli qualche domanda.

Nella sua lezione introduttiva per il master di Asti lei sostiene che l’etica dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Potrebbe spiegarci perché?

MW: Mi sembra del tutto normale che si desideri insegnare ai giovani come ci si comporta, come trattare gli altri esseri umani, e come pensare alle responsabilità della cittadinanza. Ciò che è strano è che qualcuno possa pensare che questa non è una parte necessaria dell’educazione. Ovviamente, la scuola non è l’unico luogo per l’educazione morale; la famiglia è importante e lo sono anche la chiesa, la sinagoga o la moschea. Tuttavia, la scuola è il posto adatto per un insegnamento molto più riflessivo; che solleciti discussioni riguardanti il diritto e il torto, il giusto e l’ingiusto; è la sede per dibattere dilemmi morali e scelte tragiche. Dove altro potremmo farlo?

Ad alcuni, la sua appare una proposta benvenuta, ma non è difficile immaginare che queste persone sono probabilmente una minoranza. Oggi l’attitudine generale in molti paesi sembra essere piuttosto scettica relativamente alla stessa possibilità di accordarsi su una concezione condivisa di cosa sia l’etica. Cosa direbbe a questi critici per convincerli della fattibilità di corsi in cui si insegna l’etica?

MW: Qualche concezione condivisa c’è certamente – relativa a ciò che c’è di sbagliato nell’omicidio, per esempio, alle azioni che causano danni, e all’inganno. Ma perfino sull’applicazione di questi semplici principi saremmo in disaccordo, e questa è proprio la ragione per cui abbiamo bisogno di parlarne. Le persone giovani hanno bisogno di imparare come si pensa alle difficoltà morali, come si prende parte a controversie morali che sono andate avanti per secoli, e come spiegare le proprie decisioni morali agli altri. Non c’è bisogno di condurli tutti a essere d’accordo; ma piuttosto di insegnar loro a essere in disaccordo in modi migliori, con maggiore conoscenza, in modo più serio, e con qualche comprensione dei punti di vista diversi.

Nel 1999 lei ha scritto ‘Drawing the Line’ un saggio su religione e politica che ha avuto una grande influenza nel dibattito sul ruolo della religione nella sfera pubblica. Recentemente sta diventando sempre più difficile “tracciare la linea” in un modo soddisfacente – perfino in paesi con una lunga tradizione di tolleranza religiosa come il Regno Unito o i Paesi Bassi. Scrivendo sullo stesso tema oggi, c’è qualcosa che cambierebbe del suo approccio in quel lavoro?

MW: Non era così facile tracciare la linea nemmeno nel 1999. Non credo che, scrivendo oggi, cambierei qualcosa in quel saggio. Ma c’è molto che si potrebbe aggiungere, in particolare per quel che riguarda l’integrazione delle comunità mussulmane nei paesi europei che non hanno lo stesso impegno nei confronti del pluralismo religioso che è stato sin dall’inizio centrale nell’esperimento americano. Per quel che riguarda gli Stati Uniti, spero che riusciremo a trattare gli immigrati mussulmani allo stesso modo in cui abbiamo trattato altri immigrati provenienti da altre comunità religiose. Io spero che le difficoltà poste dagli islamici radicali si riveleranno molto simili alle difficoltà poste dai fondamentalisti cristiani (che erano l’occasione immediata dello scritto del ’99). Tuttavia, l’esperienza europea è diversa, e sarà differente, perché molti paesi europei hanno tradizioni religiose forti e non plurali – cattoliche, luterane, anglicane – e voi avete sempre avuto problemi con le minoranze religiose, o, per meglio dire, le minoranze religiose hanno avuto talvolta problemi con voi. Non credo di poter dire agli italiani, o agli olandesi o agli inglesi, come tracciare la linea. Dovete rendervene conto in armonia con le circostanze e la cultura politica in cui vi trovate.

Molti commentatori di sinistra in Europa sono entusiasti della possibilità di un Presidente Obama. Lei vive e insegna negli Stati Uniti, ma è anche familiare con la cultura politica europea. Che consiglia a questi “entusiasti di Obama” in Europa. Che errore devono cercare di evitare nel valutare le politiche del candidato democratico?

MW: Non è uno di sinistra, il nostro Obama. La sua decisione di correre dal centro e di correre contro la partigianeria, “fuori dalla mischia” – questa è stata, ovviamente, una decisione strategica, ma credo essa rifletta anche il suo più profondo senso di sé. Lui si rivelerà (se eletto, come spero che sia) un presidente più radicale di quel che vuole essere – prima di tutto, per via della crisi economica e, poi perché nessuno a destra rispetterà il suo non essere di parte. Egli non sarà in grado di realizzare il programma di assistenza sanitaria che ha difeso, per esempio, senza un aspro scontro tra partigiani delle opposte visioni. Ma ciò nonostante, si terrà ancorato al centro al meglio che può; nominerà alcuni Repubblicani nel suo governo; sarà un leader cauto. Il cambiamento più “grande” che persegue è nell’atmosfera di Washington: vuole chiudere un aspro scontro ideologico. Vuole un pragmatismo tranquillo. Non lo avrà, ma nemmeno vuole trasformare gli Stati Uniti in una socialdemocrazia. Farà più di quel che vuole, ma meno di ciò che gli “entusiasti di Obama” vorrebbero. D’altro canto, ci pensi: chiuderà Guantanamo, interromperà le deportazioni clandestine, ripudierà i memorandum che autorizzavano la tortura. Un grande cambiamento!

Pubblicata su Il Riformista del 2 novembre 2008


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. filosofia philosophy michael walzer

permalink | inviato da Mario Ricciardi il 2/11/2008 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre        gennaio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

diario
Libri
Diario di etica pubblica
Filosofia
Obituaries
Quotes
Reportages
News
Classici

VAI A VEDERE

The Spectator
The Salisbury Review
La Rivista dei libri
London Review of Books
The TLS
The New York Review of Books
Rational Irrationality
Brideshead
Moralia on the web
Il Riformista
Mondoperaio Blog
The Sartorialist
Lord Bonker's Diary


 
 
Decade after decade, Positivists and Natural Lawyers face one another in the final of the World Cup (the Sociologists have never learned the rules).
 
Tony Honoré

  



Qui potete comprarlo

 



Qui ci sono delle recensioni

Qui potete comprarlo

 




Certainly no man is like to become wise by presuming that Aristotle was a fool.

Sir Frederick Pollock

 


 

Bioetica Trofeo Luca Volontè

CERCA