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il blog di Mario Ricciardi


Diario


25 giugno 2010

Un filosofo conservatore

Su Lord Quinton

L’ultima volta che ho incontrato Lord Quinton fu nel marzo del 2002. Da qualche tempo stavo lavorando a una ricerca sulla formazione di H.L.A. Hart nella Oxford degli anni trenta, e sul ruolo che egli ebbe – con J.L. Austin, Isaiah Berlin, Stuart Hampshire e altri – nella nascita di quella che diventerà nota nel dopoguerra come “Oxford Philosophy”. Lord Quinton non era in senso stretto parte di quel gruppo. Quando nel 1937 cominciarono le discussioni nelle stanze di Berlin a All Souls da cui sarebbe nata la filosofia di Oxford, Anthony Quinton aveva dodici anni. Di li a poco, nel 1939, sarebbe stato ammesso a Stowe, una delle public school più prestigiose del Regno Unito. A Oxford si affaccerà per la prima volta durante la guerra, nel 1942, per sostenere gli esami per una borsa di studio. Quelli della guerra sono anni difficili per la famiglia Quinton. La morte del padre, un chirurgo della marina, lascia madre e figlio soli in uno dei momenti più drammatici della storia britannica recente. Allo scoppio delle ostilità la signora Quinton decide di portare il figlio quindicenne in Canada, al sicuro dai bombardamenti nazisti. Durante la navigazione la nave su cui sono imbarcati viene colpita e affondata da un U-boat. Madre e figlio si trovano per venti ore in balia dei flutti su una scialuppa di salvataggio. Per via del freddo solo otto dei ventitre naufraghi sopravvivono. Tra questi i Quinton. A distanza di molti anni Anthony ricorderà in uno scritto autobiografico che fu costretto a buttare in mare, uno dopo l’altro, i cadaveri dei suoi compagni di sventura. Quando stanno per cedere, la salvezza si materializza attraverso un vascello della Royal Navy, che li riporta in patria. Terminati gli studi, e ottenuta l’ammissione a Oxford, Quinton trascorre un breve periodo all’università prima di arruolarsi nella RAF e partecipare all’ultima parte della guerra.

 

Con il ritorno alla vita civile e all’università comincia una brillante carriera accademica, che sarebbe culminata in una serie di incarichi di grande prestigio. Quinton si afferma come uno dei filosofi più acuti della sua generazione. Nel corso di poco più di un trentennio escono alcuni dei suoi lavori più importanti. Una serie di articoli, diversi dei quali sono letti e discussi ancora oggi, e poi tre libri particolarmente significativi. Nel 1973 The Nature of Things e Utilitarian Ethics, e nel 1978 The Politics of Imperfection, che è tuttora la migliore introduzione al pensiero conservatore in circolazione. Nascono amicizie durature, come quella con Berlin. Fellow di All Souls e poi di New College, presidente di Trinity, vice presidente della British Academy e infine presidente del Board della British Library, di cui cura il trasferimento nella nuova sede.

 

Nella vita pubblica Quinton porta le stesse doti che sono state apprezzate in quella accademica. Grande simpatia umana, praticità, senso dell’umorismo. Insofferenza per la pomposità e spirito di servizio. Nell’amministrazione della cosa pubblica egli rivela di essere ben lontano dallo stereotipo del filosofo con la testa tra le nuvole. Al contrario, di lui si diceva che fosse l’unico accademico che, se avesse lasciato l’università, non avrebbe fatto fatica a trovare un impiego come amministratore di una società.

 

Nel 1982 Margaret Thatcher, che lo conosce e ne apprezza le qualità, ne vuole l’ingresso nella House of Lords. Così Anthony Meredith Quinton diventa Baron Quinton of Holywell. Quella mattina del 2002 Lord Quinton mi diede appuntamento all’ingresso del suo club, Brook’s in St. James’s Street. Pur avendo quasi ottanta anni era ancora in ottima forma, e non aveva perso nulla della straordinaria vitalità per cui era famoso – e amato – nell’ambiente accademico. A colazione fu prodigo di consigli per la mia ricerca. La sua prodigiosa memoria una miniera di aneddoti su Hart e gli altri filosofi di Oxford. Chi sosteneva cosa e quando. L’influenza di Wittgestein e i manierismi dei suoi allievi diretti. Tutto ciò accompagnato da giudizi acuti e battute fulminanti. La più bella che ricordo quella su John Rawls. Per lo scettico conservatore il teorico della “giustizia come fairness” era il “Trollope della filosofia morale”. Un autore, cioè, il cui merito principale è stato di articolare la visione del mondo tipica del suo ambiente, quello dei liberals di Harvard. Con la morte di Lord Quinton scompare l’ultimo esponente di una grande stagione della filosofia britannica.

 

Pubblicato su Il Riformista il 25 giugno 2010

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